Il decreto ministeriale del 19 febbraio 2007 rappresenta una svolta significativa per l’incentivazione ad installare impianti fotovoltaici in Italia. In sintesi lo Stato paga tramite il GSE (Gestore Servizi Elettrici), al proprietario dell’impianto, una somma in denaro per ogni kWh prodotto dal generatore fotovoltaico, che varia a seconda della tipologia dello stesso. E’ importante notare che lo stato già da diversi anni sta raccogliendo fonti dedicati all’incentivazione delle energie rinnovabili, attraverso una percentuale sulla bolletta dell’energia elettrica, con la voce componente A3.
Gli importi sono erogati per un periodo di 20 anni, a decorrere dalla data di entrata in esercizio dell’impianto, sul numero effettivo di kWh prodotti.
Ma facciamo ora un passo indietro e chiediamoci: “Ma che cosa è un impianto fotovoltaico?”.
Esso è composto essenzialmente da:
• Moduli o pannelli fotovoltaici
• Inverter, che trasforma la corrente continua generata dai moduli in corrente alternata
• Quadri elettrici e cavi di collegamento.
I moduli sono costituiti da celle in materiale semiconduttore, il più utilizzato dei quali è il silicio cristallino. Essi rappresentano la parte attiva del sistema perché convertono la radiazione solare in energia elettrica.
Gli impianti fotovoltaici possono essere connessi alla rete elettrica di distribuzione (grid-connected) o direttamente a utenze isolate (stand-alone), tipicamente per assicurare la disponibilità di energia elettrica in zone isolate.

I vantaggi possono riassumersi in:
• Assenza di qualsiasi tipo di emissione inquinante
• Risparmio di combustibili fossili
• Costi di esercizio e manutenzione ridotti al minimo
• Modularità del sistema (per aumentare la potenza dell’impianto è sufficiente aumentare il numero dei moduli).
In aggiunta all’incentivo (somma pagati per ogni kWh prodotto), un’ulteriore fonte di ricavo è il risparmio sulla bolletta derivante dall’utilizzo dell’energia prodotta dall’impianto. Sicuramente vi chiederete: “E se l’impianto non producesse?” (esempio nelle ore notturne); non vi preoccupate, non rimarrete al buio ma tramite il sistema di “scambio sul posto” viene mantenuta la connessione con il distributore di energia elettrica locale, in questo modo finchè c’è sufficiente energia solare, si utilizza l’energia prodotta dall’impianto ma quando non ci sono più le condizioni per far funzionare l’impianto, si utilizza la corrente elettrica fornita dal gestore locale. Se l’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico viene utilizzata solo in parte, la rimanente frazione viene pagata, immessa in “rete” e utilizzata da altri utenti.
In conclusione se avete in tetto esposto in una direzione tra sud-est e sud-ovest e ci batte il sole tutto il giorno, con un impianto fotovoltaico potete aiutare l’ambiente anche con un piccolo guadagno.

Benefici e impatto ambientale
I benefici ambientali ottenibili dall’adozione di sistemi fotovoltaici sono riconducibili all’eliminazione delle emissioni di atmosfere derivanti, invece, dall’uso delle fonti convenzionali fossili.
L’impatto ambientale è rappresentato dall’occupazione di superficie e dal possibile impatto visivo. Entrambi gli effetti possono essere fortemente attenuati mediante l’integrazione dei moduli nelle strutture edilizie, opzione per la quale la tecnologia fotovoltaica è particolarmente adatta.

Curiosità
La storia ci racconta che il primo moderno strumento per catturare l’energia solare fu costruito nel 18° secolo dallo scienziato svizzero Horace Benedict de Saussure: era costruito da una scatola di legno coperta da un vetro che riusciva a immagazzinare le radiazioni. Nel secolo successivo Sir John Herschel utilizzava lo stesso sistema per cucinare i cibi durante i viaggi dell’Africa australe.